Il paradiso delle Azzorre: un Erasmus da sogno

Ecco a voi Riccardo, il primo studente Unitus che ci racconta della sua esperienza Erasmus, udite udite: alle isole Azzorre:

A gennaio 2015 inizio a sentir parlare di questa esperienza, da compagni di corso, amici e tramite i social network. Mosso da un’impulsività congenita, decido di iniziare ad informarmi, per conoscere meglio questo mondo. In poco tempo mi iscrivo al bando, e segno come destinazione preferita un posto di cui avevo solo sentito parlare nei notiziari, cioè le isole Azzorre. Chi avrebbe detto che quelle piccole lande di terra nel mezzo dell’oceano avrebbero cambiato la mia vita.

Riesco ad ottenere la borsa per sei mesi, conosco una fantastica amica con la quale condividerò il viaggio ed a settembre, dopo aver compilato il learing agreement, parto verso l’avventura.

Una volta arrivato nella residenza universitaria, non è stato affatto difficile fare amicizia, conoscere decine di persone né tantomeno adattarmi allo stile di vita azzorriano. Inizio da subito a parlare con ragazzi portoghesi per conoscere le loro tradizioni, la loro cultura e soprattutto la lingua. Preso atto che il costo della vita è inferiore rispetto a quello italiano, le persone sorridono sempre, ci si diverte ed ammirare l’oceano dalla finestra non è poi così male, chiedo il prolungamento della permanenza di altri sei mesi.

Gradualmente, inizio a conoscere amici che provengono da ogni angolo della Terra, dall’America a Timor Leste, passando per Francia, Germania, Spagna, Slovenia e Colombia. Partecipo a molte attività andrenaliniche, come il kayak nell’oceano, le gite nell’entroterra e le fantastiche immersioni nei fondali oceanici, tra pesci e relitti, per non parlare delle infinite feste universitarie, delle quali il mio fegato mi è grato.

Tra un party ed un’escursione trovo il tempo di dare 7 esami, cioè tutti quelli che avrei dovuto dare in Italia secondo il mio piano di studi, seguendo lezioni in lingua portoghese ed inglese.

Inizia nel frattempo ad avvicinarsi la data del ritorno alla vita “normale”, lontana da quell’esperienza così fantastica, quasi surreale. Decido quindi di imprimere in modo indelebile un segno che mi ricordi ogni giorno passato tra mare, amici e culture diverse, attraverso un tatuaggio (il mio primo tatuaggio) che raffigura l’isola di Terceira.
Arrivata, a malincuore, l’ora dell’addio, tra lacrime e brindisi, preparo i bagagli e lascio la “ilha” con la speranza di rincontrare quei compagni fantastici. Ad oggi sono in contatto con parecchi di loro, ho tante “porte aperte” in giro per il mondo, e non c’è cosa che mi renda più felice.

L’Erasmus cambia la vita, insegna, diverte e permette di scoprire cose che non sapevi esistessero. Parti, il prima possibile, non te ne pentirai.

Riccardo Bevilacqua