Le ottobrate viterbesi: il Parco dei Mostri di Bomarzo

Siamo ormai arrivati alla fine di ottobre, il primo mese dell’autunno e l’ultimo che garantisce belle giornate. Per evitare di sprecarle al chiuso e poi pentirsene, è bene organizzare gite fuori porta, godendosi così gli ultimi raggi di sole. Bomarzo, con le sue 38 opere in pietra, è la meta ottimale per spendere un bel pomeriggio rimanendo nella provincia di Viterbo.

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I “mostri” sono nel parco dalla seconda metà del 1500, grazie all’amore del conte Pier Francesco Orsini (detto Vinicio) per la defunta moglie, Giulia Farnese, alla quale decise di rendere omaggio ricavando opere uniche al mondo da grossi blocchi di peperino. Insieme a esseri mostruosi, sirene e dee romane, Vinicio fece costruire la bellissima casa pendente ed il mausoleo funebre di Giulia, incidendo ovunque versi sull’aldilà e simboli esoterici sui quali ancora si interrogano studiosi e appassionati.

Dopo la morte del conte, il giardino che con le sue suggestive opere aveva ispirato tanti intellettuali dell’epoca, ha subito due lunghi secoli di abbandono, prima di essere rivalutato da grandi artisti più moderni come Goethe e Dalí.

È grazie alla passionalità del conte se il parco di Bomarzo, il cui nome ufficiale è Sacro Bosco, è così distante dall’architettura cinquecentesca, distaccandosi dalle razionalità geometriche e prospettiche dei classici giardini all’italiana con soluzioni irregolari, tra loro quasi slegate e assolutamente sproporzionate.

bomarzoIl bellissimo parco ha però due pecche: la prima è il divieto d’ingresso agli animali (che per molte persone può essere invece un punto a favore) allo scopo di proteggere le antiche strutture; la seconda è la mancanza di illuminazione, che preserva la naturalezza del Sacro Bosco ma preclude ai visitatori l’atmosfera magica che sicuramente pervade le statue di notte.

Consigliare Bomarzo ai viterbesi potrebbe sembrare scontato, eppure ci si stupirebbe nel notare quanto spesso ignoriamo i luoghi che sono a un passo da noi, pensando che tanto potremo andarci “la prossima volta”, preferendo dedicarci a luoghi più lontani e dispendiosi.

È invece fondamentale valorizzare e vivere il territorio della Tuscia in cui abitiamo tutti i giorni, e soprattutto rendersi conto di quante emozioni questo abbia ancora da offrirci.