Cultura in Gradi: Marino Sinibaldi, direttore di Radio Rai 3, ha aperto le danze

Si è svolto questa mattina, presso l’Aula Magna di Santa Maria in Gradi, il primo degli appuntamenti del format “Cultura in Gradi“, ciclo di seminari ideati dalla Prof.ssa Silvana Ferreri e dal Direttore del DISUCOM Giovanni Fiorentino.

Ad aprire le danze, e fornire i primi elementi per comprendere cosa voglia dire “fare cultura”, è intervenuto Marino Sinibaldi, Direttore di Radio Rai 3, che ha potuto esporre la sua lunga esperienza nel campo della Comunicazione.

Dopo una sua breve presentazione, effettuata dalla Prof.ssa Silvana Ferreri, Sinibaldi ha subito rotto il silenzio dichiarando che: “Non è stato un caso che io mi sia ritrovato a lavorare con qualcosa che ha a che fare con la parola“. Prima di divenire giornalista, direttore e critico, Sinibaldi ha cominciato la sua carriera “nella Cultura” da bibliotecario, professione che gli ha permesso, dopo gli studi universitari, di avvicinarsi ancora di più a quello che sarebbe stato il suo vero futuro.

La radio, come ha spiegato il poliedrico ospite, è fatta di sola parola e si riesce a farla solo se si ha una conoscenza approfondita di tale elemento linguistico. In questo presente multi-mediale vissuto da tutta la Società, dove chiunque ha la possibilità di esprimere la propria opinione, la parola rappresenta quell’arma in più che è in grado di distinguere chi, della parola, ha deciso di farne una professione.

Da questo necessario preambolo, il Direttore di Radio Rai 3 e ideatore del programma “Fahrenheit, i libri e le idee“, ha potuto addentrarsi nel vivo del discorso e cuore pulsante di questi incontri: la Cultura.

Cos’è la Cultura? Cosa vuol dire “fare Cultura?”. A queste domande, Sinibaldi ha potuto rispondere grazie alla sua esperienza di giornalista culturale, realizzatore di programmi come quello poc’anzi citato, e promotore di eventi che della Cultura sono protagonisti. “La Cultura è quell’autonomia che ci permette di non essere succubi del pensiero altrui e di essere sovrani di noi stessi“, è stata una prima definizione dataci dal relatore, parafrasata da quello che fu uno dei suoi più grandi ispiratori: Don Lorenzo Milani, uomo di Chiesa ed educatore, tra i primi ad abolire le punizioni corporali per gli studenti e fautore di quella concezione pedagogica definita “professore-amico”.

La Cultura, sempre secondo Sinibaldi, è quella cosa che ci permette di “godere appieno del mondo“, nel senso che ci permette di sapere e, conseguentemente, conoscere il valore di ogni cosa che ci circonda. Questo discorso vale anche per le idee e i pensieri del prossimo, che dovremmo imparare a rispettare e valorizzare e, conseguentemente, accettare.

Più di tutti, secondo il giornalista e scrittore, vale, però, la concezione secondo la quale la Cultura è rappresentata dal prendersi cura del lascito dei nostri padri. L’Arte, la Storia, la Scienza, sono tutte forme di Cultura che ognuno di noi dovrebbe difendere a spada tratta e che, in Italia, permettono a molte persone di trovare un lavoro. “Fare Cultura“, è infatti, per Sinibaldi, una possibilità concreta per i giovani. Ce lo dicono anche varie statistiche, che dimostrano come gli impieghi riconducibili alla Cultura siano in aumento costante, nonostante la crisi, nonostante tutto.

Di sicuro, il nostro “Bel Paese” è la terra che più di tutti può trarre giovamento da tale ambito, nonostante molti pensino che la Cultura sia in costante declino a causa, forse, di un eccessivo accesso alla conoscenza. Riferendosi all’avvento del Web, di quella che oggi definiamo “Rete”, Sinibaldi, però, non fa altro che plaudere, spiegando come l’Umanità tutta abbia lottato per secoli, prima di raggiungere questo sconfinato accesso datoci da Internet.

Ovviamente, a risentirne più di tutti sono i giornali e coloro che vorrebbero fare della Cultura il loro pane quotidiano. Si tratta quasi di un paradosso, ma il relatore ha spiegato che tale realtà è resa possibile dal fatto che la figura del giornalista è, oggigiorno, quasi superflua, surclassata proprio dal libero accesso a uno distesa sterminata di Sapere alla portata di tutti.

Lavorare con la Cultura, ha però concluso Sinibaldi, è possibile, e anche qui i numeri sono corsi in nostro aiuto. Negli ultimi anni, infatti, è stata proprio l’occupazione legata alla Cultura a crescere più di altre, e tale dato di fatto non deve far altro che spronarci ad andare avanti e lottare, reinventarci, e trovare il giusto metodo. La Tuscia, poi, di Cultura potrebbe vivere e di frecce al suo arco culturale ne avrebbe davvero ancora molte da poter scoccare.

Acculturiamoci allora, impariamo a conoscere e conoscerci e, come ha dichiarato Marino Sinibaldi: “Cerchiamo di essere curiosi“, nonostante questa sia una predisposizione più che una capacità acquisita.

Foto di Diego Galli