#Pillole Filosofiche: Jafar, unico vero principe machiavellico

Un consigliere con spiccate doti di comando vuole tentare un colpo di stato per spodestare un imperatore grasso, vecchio e rimbambito. Tuttavia un giovane ladro e truffatore, grazie ad astuti stratagemmi e l’utilizzo della magia, si finge un nobile principe, fronteggia il consigliere e conquista il cuore della figlia dell’imperatore e così anche il trono.

No, non è la trama di un film di serie B indiano, ma di un famoso film d’animazione. Avete capito di che film si tratta? Ma è ovvio! Sto parlando di Aladdin, una delle più famose pellicole della Disney. Ad un primo sguardo sembra solo una normalissima fiaba dove l’amore trionfa su tutto. Riguardate però la pellicola mettendo da parte lo stile fiabesco e cercando qualche dettaglio filosofico-letterario nascosto. Se avete prestato attenzione vi sarete sicuramente accorti che l’unico personaggio degno di stima è l’antagonista, il Gran Visir Jafar. Infatti l’astuto consigliere presenta le caratteristiche ideali del perfetto regnante, definite da Niccolò Machiavelli nella suo trattato più famoso, “Il principe”. Come dite? Non siete d’accordo con me? Non vedete questi valori? Tranquilli! Vi spiegherò tutto con calma, ma prima un po’ di storia.

Le caratteristiche del principe machiavellico:

Secondo Machiavelli, il reggente ideale possiede i seguenti tratti:

  • Conoscenza dei grandi uomini del passato, dei loro comportamenti e delle loro azioni;
  • Padronanza dell’arte della guerra;
  • Saper utilizzare la forza e la violenza nella giusta misura per mantenere il controllo dello stato;
  • Saper relazionarsi con il popolo riguardo la necessità di una precisa condotta governativa;
  • Saggezza per cercare consigli solo quando è necessario;
  • Avere una certa prudenza;
  • Saper dissimulare le proprie intenzioni;
  • Essere leone, volpe e centauro (leone-forza, volpe-astuzia, centauro-capacità di usare la forza come gli animali e la ragione come l’uomo);

Confrontiamo ora due figure chiave del film: il Sultano e il Gran Visir. Vediamo insieme chi dei due rispecchia meglio le caratteristiche appena citate.

Un Sultano inadatto a comandare

A questo punto vi sarete sicuramente accorti che il buon Sultano non soddisfa per niente i requisiti machiavellici. È un giocherellone a cui non interessa minimamente la gestione politica ed economica del proprio regno. Infatti, in una delle prime scene, lo vediamo dedito ad impilare pupazzetti e statuine di animali. Non riesce nemmeno a gestire il matrimonio combinato della figlia, dalla quale non si fa neanche rispettare. Il Sultano è sovrano per diritto di nascita, ma in questo caso non ha sicuramente nessuna capacità di comando e gestione dello Stato. Come può una figura del genere portare prosperità ad un regno nel bel mezzo di un deserto?

Jafar: leader naturale

Jafar, a differenza del sultano, ha invece tutte le carte in regola per essere il perfetto leader. A livello visivo, possiede degli zigomi spigolosi e una mascella squadrata che, secondo antiche analisi fisiognomiche, erano simboli di durezza e determinazione. Nel racconto ricopre la carica di Gran Visir, ruolo ricco di concorrenza e che richiede uno studio approfondito, la giusta intelligenza, ma soprattutto molta furbizia. Si può quindi affermare che Jafar abbia seguito un particolare corso di studi, ricoperto alcune cariche minori per poi ottenere la posizione di Gran Visir dopo un’attenta selezione.

Il suo percorso formativo e la carica da lui ricoperta rivelano senza ombra di dubbio una cultura profonda, un notevole carisma, una feroce ambizione e una certa lungimiranza. I tratti del principe machiavellico scorrono nelle sue vene. È leone, volpe e centauro. Con la sua astuzia tiene sotto scacco il sultano mentre con prudenza porta avanti il suo diabolico piano per la conquista del potere. Conosce l’arte della guerra e le discipline giuridiche ed economiche. Controlla la milizia locale, ma evita l’uso eccessivo della violenza, della quale conosce le disastrose conseguenze sul controllo dello Stato. Agisce infatti attraverso la diplomazia e l’inganno, dissimulando le sue reali intenzioni.

A mio avviso, se Jafar fosse diventato il nuovo sultano, avrebbe sicuramente portato un gran guadagno ad Agrabah, eliminando il brigantaggio, stabilendo nuove rotte commerciali e conducendo attente campagne militari.

Cosa ne pensate? Siete d’accordo con me? Vi invito a fare attenzione la prossima volta che guarderete un film per cogliere sottigliezze come queste. Non dimenticate di seguire il sito in attesa della prossima pillola!