I Social possono far male, ma in fondo al nostro cuore lo sapevamo già

Dopo anni di accaniti dibattiti, una ricerca interna alla grande azienda di Facebook pare ammettere che “I Social POSSONO far male“.

A fare da apripista a questa terribile realtà (non virtuale) sono stati due insider d’eccezione: l’ex presidente Sean Parker e l’ex manager Chamat Palihapitya, che hanno esposto – e poi, parzialmente ritrattato – delle accuse notevoli nei confronti del più celebre Social Network e dei suoi competitor. Particolarmente apocalittiche sono state le parole del secondo dei due: “Abbiamo creato degli strumenti che stanno facendo a pezzi il tessuto sociale“. Lo stesso ha affermato anche di non essere più da anni un frequentatore del noto hub digitale.

Affermazioni che, probabilmente, ognuno di noi covava già nel proprio cuore e che hanno contribuito a creare uno stato di malessere generale tale da far riflettere gli stessi vertici di Facebook fino a dar via a delle indagini. Moltissime sono le accuse che in questi giorni stanno piovendo – quasi paradossalmente – sui Social per accusarli di influenzare negativamente il comportamento degli utenti. Quello che è certo, e anche inquietante, è che oggigiorno sono poche le persone che possono affermare che la loro prima azione al risveglio non sia quella di allungare il braccio fino al comodino, alla ricerca dell’agognato palcoscenico virtuale in cerca di notifiche, gossip e messaggi ricevuti.

Il problema, evidenziato dall’analisi effettuata da due ricercatori di Facebook, ha ammesso che: “Passare troppo tempo a leggere passivamente le informazioni altrui, senza interagire, peggiora il proprio umore“. Un’ammissione sicuramente di parte e ben tarata, che, neanche troppo tra le righe, vuole spronare gli utenti a utilizzare attivamente i Social Network, anziché lasciarli da parte. Un utilizzo non più passivo, sempre secondo i ricercatori, permetterebbe addirittura di migliorare il proprio stato d’essere: “Facebook è un luogo dove le persone si incontrano nel momento del bisogno, dalle raccolte di fondi per le calamità fino ai gruppi per trovare un donatore di organi”. Affermazione indubbiamente veritiera, ma che non cancella la parziale ammissione di colpa di Zuckerberg e soci, incalzati dal malcontento della Rete.

Da vario tempo, molti esperti – in primis i sociologi – cercano di metterci in guardia. Utilizzare i Social, soprattutto in modo compulsivo, è un’azione pericolosa, che ci chiude in noi stessi e ci fa vivere una realtà alternativa, fatta di popolarità fittizia ed estrema libertà di parola, dove ognuno di noi può credere di essere un importante “Influencer”. Purtroppo, la stessa Società sembra ormai assuefatta dall’onnipresenza dei Social come mezzo di informazione e di strumento pubblicitario, nonostante siano questi i veicoli primari di diffusione di fenomeni quali Fake news, Cyberbullismo e Post-verità.

Attualmente non possiamo ancora sapere se l’Umanità riuscirà, entro breve, a (ri)sollevare il proprio sguardo dagli schermi per tornare a guardare l’orizzonte, ma un periodo di riflessione sull’utilizzo e sulla dipendenza dalla tecnologia pare essere finalmente giunto a noi. Ora, però, non correte a esprimere i vostri pensieri con un post, ma cercate di farlo con un amico, magari davanti a una cioccolata calda.