Michela Di Pietro: funanbola e voce di Radio Unitus “made in Tuscia”

Per il nostro consueto appuntamento con la rubrica “How I did it“, torniamo oggi tra le mura del DISUCOM per parlare di una persona che ha deciso di intraprendere la carriera giornalistica: Michela di Pietro, già firma presso la testata online La Fune.

Michela, come lei stessa ci racconta, è da sempre vissuta a Viterbo, città che fin dai tempi del Liceo Psico-pedagogico cominciò ad accogliere le sue ambizioni, concretizzatesi successivamente con una prima esperienza ai microfoni di Radio Verde: “È successo per caso, quando uno degli speaker dovette temporaneamente assentarsi per seguire la compagnia teatrale alla quale era legato. Lì, davanti al microfono, cominciai a capire che la Comunicazione era la strada che avrei dovuto perseguire con tutte le mie forze. Proprio durante questa esperienza capii quanto c’era da poter lavorare sul territorio della Tuscia. C’era molto terreno fertile per dei progetti di tipo editoriale”.

Uno di questi progetti editoriali  fu proprio il giornale online “La Fune”, nato grazie agli sforzi dell’Associazione Culturale Funamboli, della quale la nostra Michela è una dei soci fondatori: “L’associazione è nata nell’aprile del 2011 da un gruppo di amici che volevano proprio lavorare sulla Tuscia e per la Tuscia. Il nostro obiettivo era quello di riuscire a farcela qui, senza dover per forza andarsene altrove. Cominciammo con dei piccoli progetti, tra i quali un programma radiofonico che parlava del nostro territorio, ‘Funamboli On Air’,  e una compagnia teatrale, solita esibirsi nei borghi del viterbese. È stato come vivere un sogno, un sogno che siamo riusciti a concretizzare con il nostro giornale online, La Fune”.

Proprio su questo giornale, Michela Di Pietro riesce a mettere a frutto gli insegnamenti del corso di Comunicazione dell’Università degli Studi della Tuscia: “Grazie agli studi intrapresi sono giunta a scrivere su La Fune. Non è mancato un periodo di gavetta, dove sono stata seguita da Roberto Pomi e Simone Carletti, le ‘colonne portanti’ del progetto. Ora, però, è un anno e mezzo che faccio ufficialmente parte della redazione come ‘unica quota rosa’, le altre ragazze che ci aiutano sono delle collaboratrici esterne, e mi occupo soprattutto di territorio ed eventi culturali, proseguendo la mia formazione da giornalista”.

Nel particolare, Michela è attualmente impegnata con una rubrica chiamata “Marciapiedi da incubo”, un appuntamento che prosegue ormai da diverso tempo e che vuole richiamare l’attenzione dell’amministrazione locale sul terribile stato dei marciapiedi di Viterbo, spesso impraticabili. Occupandosene, la studentessa del DISUCOM prosegue quella che sembra essere la sua specialità, ovvero dirottare l’interesse del pubblico verso la scomoda realtà del degrado urbano.

Tutto questo, come la nostra interlocutrice ci ha prontamente sottolineato, è stato reso possibile anche grazie agli studi intrapresi: “Attualmente sono al secondo anno della magistrale ma il mio percorso è cominciato a 29 anni. La scelta di cominciare ‘tardi’ mi ha permesso di approcciarmi allo studio in una maniera più matura, focalizzandomi su quelli che erano i miei obiettivi. Il DISUCOM mi ha aiutato, spronandomi e dandomi una libertà molto importante, permettendomi di inserire gli esami a scelta che ho ritenuto più utili per la professione che attualmente svolgo. Anche dal punto di vista umano ho trovato dei veri punti di riferimento, come il Prof. Giovanni Fiorentino, che ha sposato i miei interessi consentendomi anche di realizzare il progetto Radio Unitus, con il quale collaboro da ormai tre anni. In questa impresa, fin dall’inizio, sono stata affiancata dalla dottoranda Elisa Spinelli, con la quale continuo a fare radio in maniera assidua. Il nostro è un impegno non privo di difficoltà, ma nei professori del Dipartimento abbiamo sempre trovato tutto l’aiuto e il supporto del quale necessitavamo”.

Cercando di definire in meno parole possibili la sua esperienza al DISUCOM, ormai vicina al coronamento, Michela ci parla di “occasione, apertura e opportunità”: “C’è davvero terreno per ogni tipo di progetto e proprio per questo ho deciso di conseguire qui anche la mia specializzazione in Filologia Moderna, indirizzo Comunicazione. Grazie ai corsi di Storia del Giornalismo, Teorie e Tecniche dei Media, Storia del Teatro e Letteratura Italiana, sono riuscita a seguire le mie passioni, apprendendo moltissime conoscenze e competenze utili nel mondo del lavoro“. Ora, Michela è impegnata con la tesi magistrale, progetto che riprende da vicino quello iniziato nel triennio, dedicata alla nota serie televisiva “Gomorra”, e che strizza l’occhio al suo impegno quotidiano su La Fune: “Attraverso le serie tv e le pubblicità parlerò della riqualificazione del territorio urbano di Napoli, ma sto ancora definendo alcuni punti cruciali”.

Con il suo impegno, la futura giornalista Michela Di Pietro (prossima all’ottenimento dell’agognato tesserino giornalistico) ci sprona nel seguire le nostre ambizioni, nonostante le difficoltà non manchino mai: “Si può ancora diventare giornalisti, io ci credo ed è per questo che voglio completare il mio percorso. Bisogna cominciare dal territorio, fare una gavetta, magari in una redazione locale che possa abituarci al mestiere. Sicuramente c’è moltissima concorrenza, ma c’è ancora possibilità di distinguersi con passione e qualità, chi vi legge se ne accorge. Si può vivere facendo i giornalisti e con i Funanboli lo stiamo dimostrando”.  In tal proposito, nei prossimi mesi non si esclude il ritorno della redazione de La Fune presso la sede del DISUCOM, dove lo scorso anno i già citati Roberto Pomi e Simone Carletti hanno tenuto degli interessanti appuntamenti dedicati a tutti coloro che vogliono fare della Comunicazione la loro professione. Grazie a questi incontri, magari, qualcuno potrà seguire i passi di Michela e raggiungere obiettivi dei quali potersi vantare in futuro, come la sua amata intervista a Roberto Saviano.

Prima di salutarci, Michela ci ricorda della presenza del Laboratorio Radio del Dipartimento, un’opportunità aperta a tutti gli studenti dell’UNITUS, non solo agli iscritti del DISUCOM: “La nostra idea è quella di portare Radio Unitus in diretta in ogni Dipartimento. Fare radio può sembrare difficile ed è facile vergognarsi davanti a un microfono, ma sono scogli che possono essere superati e che nascondono divertimento e piacere, soprattutto se si ha accanto una spalla sulla quale contare durante le dirette! Serve impegno, ovviamente, ma ne vale davvero la pena”.