Single, apolitico e in cerca di lavoro: l’Istat disegna il nuovo italiano

Il nuovo “spaccato” evidenziato dalle ultime ricerche Istat evidenzia un sostanziale cambio di rotta nel cuore degli italiani.

Stando ai dati raccolti, gli abitanti della penisola sono sempre più predisposti a vivere una vita da single (nel 1996 erano il 20,5% e ora il 31,6%), lontano dalle vicende politiche (al 32,8% della popolazione non piace parlarne e non si reca neanche alle urne) e alla costante ricerca di un lavoro (ci sono meno disoccupati rispetto a due anni fa, ma restano 6,5 milioni coloro che sognano uno stipendio).

Nonostante questi problemi, legati a una crisi che pare essersi allontanata solo dai pensieri dei politici, la spesa legata a hotel e ristoranti è tornata a salire, sopratutto se la meta è quella del Nord-Est Italia: Venezia e le Dolomiti restano le location preferite dai turisti nostrani. Allo stesso modo, anche i musei hanno registrato degli ottimi numeri, segno che le aperture gratuite della prima domenica del mese hanno fatto centro, incontrando il bisogno di Cultura degli italiani. Ciononostante, i lettori continuano a calare. Tra loro, chi resiste meglio sono le donne e i giovani tra gli 11 e 14 anni, che preferiscono la cara vecchia carta ai freddi ebook. Il “cultural-divide” coinvolge, però, anche un’altra barriera, quella dell’istruzione: sono gli universitari, rispetto ai diplomati, che continuano a leggere assiduamente (il 73,6% contro il 48,9%). Tutto pare essere collegato, almeno in parte, a un costante rincaro della vita.

Il costo nei centri abitati più grandi è in continuo rialzo (nei comuni di oltre 50 mila abitanti le famiglie spendono, in media, 491 euro in più). Gran parte di questi costi aggiunti è dato dagli affitti, che, assieme alla scarsità di lavori pagati adeguatamente, “spronano” i giovani a restare a casa dei genitori (solo un terzo dei ragazzi tra i 18 e i 34 anni sceglie di andare per la sua strada).
Nel frattempo, la popolazione continua a calare e lo vediamo non solo dalle nascite (-12.342 nati nel 2016), ma anche dal numero dei bambini che vengono iscritti al primo ciclo di istruzione. Ad aiutare, in questo ultimo caso, è la popolazione straniera che aumenta costantemente (+0,4% al 1° gennaio 2017, il doppio rispetto all’incremento registrato a inizio 2016) e “rimpolpa” le aule delle scuole italiane.