Cultura in Gradi: si continua a credere nella carta stampata con Giovanni De Mauro e Internazionale

Si è tenuto questa mattina il secondo degli appuntamenti previsti per “Cultura in Gradi”, il ciclo di seminari organizzato dal Dipartimento DISUCOM dell’Università degli Studi della Tuscia. Ospite di questo secondo appuntamento il direttore di Internazionale, Giovanni De Mauro, che ha illustrato la nascita e i retroscena della rivista.

Tutto è cominciato nel 1991, quando un gruppo di giovani amici, durante un soggiorno in Francia, vennero a conoscenza della presenza di un giornale “fuori dagli schemi”: il Courrier International, che traduceva notizie provenienti da tutto il mondo in lingua francese.

<<L’avventura che è legata alla nascita di Internazionale possiede un lato personale molto marcato, poiché è nata con noi, senza avere alcuna cultura o storia preesistente. Lo fondammo in quattro ed io ero l’unico ad avere già esperienza in campo giornalistico>>.

L’arrivo del primo numero si fece però attendere un poco, circa due anni, un periodo che il piccolo team dalle grandi speranze occupò cercando degli investitori. La ricerca non fu semplice, nonostante la cifra di “avviamento” fosse tutt’altro che enorme. Dopo varie risposte negative, il gruppo trovò aiuto a Roma, nella figura di Luigi Abete – all’epoca presidente di Confindustria – che scommise sulla rivista.

Non fu, tuttavia, un inizio semplice. Internazionale dovette ritagliarsi poco a poco il suo spazio tra la stampa italiana, scansando “le solite notizie” che rimbalzavano di testata in testata (erano gli anni di “Mani pulite” e la vicenda occupava quasi tutto lo spazio mediatico) offrendo qualcosa di differente. L’idea fu quella di realizzare una rivista che racchiudesse in sé il meglio della stampa estera, traducendo nella lingua di Dante le notizie più salienti provenienti dalle testate straniere, raccontando il mondo con altri occhi. A complicare maggiormente le cose, come ha tenuto a sottolineare De Mauro, fu l’iniziale assenza della Rete, uno strumento che oggi è per tutti una sorta di droga alla quale è impossibile rinunciare, purtroppo.

<<Internazionale è nato nel “mondo prima di Internet”. Trovare gli articoli della stampa straniera fu complicato all’inizio, ma riuscimmo a individuare una serie di collaboratori esteri che ci aiutarono nella selezione. Il fax era il nostro strumento principale e ogni mattina ci trovavamo inondati da fiumi di articoli provenienti da tutto il globo>>.

In tale periodo, che i più giovani potrebbero scherzosamente definire “preistorico”, anche l’assenza temporanea di un collegamento telefonico poteva causare un danno importante. Fu solo grazie alla perseveranza dei suoi quattro creatori che Internazionale riuscì a resistere e, poco a poco, impiantarsi come un seme nel giardino dell’informazione italiana. Anche la scelta iniziale di puntare su uno stile “minimal” e in bianco e nero consentì al settimanale di emergere e accendere la curiosità di molti lettori.

<<Il bianco e nero, almeno inizialmente, fu una scelta anche per distinguerci dalle altre testate. Volevamo offrire qualcosa di diverso ai lettori>>.

I cambiamenti più grandi non avvennero prima del 2001, quando Internazionale registrò i primi “tutto esaurito” della sua storia. Il primo avvenne in occasione del G8 di Genova e la morte del giovane Carlo Giuliani. In tale occasione, anche il settimanale decise di raccontare i fatti italiani, ma lo fece con un occhio esterno, puntando sulle testimonianze dei ragazzi stranieri che apparvero poco a poco sulle testate straniere. Fu una scelta che conquistò i lettori del Bel Paese, successo che venne replicato l’11 settembre dello stesso anno, con l’attentato alle Torri Gemelle, evento che cambiò molte delle carte presenti sulla tavola dei rapporti internazionali di tutti i Paesi del mondo.

I primi anni 2000 furono un periodo molto significativo, non solo per gli eventi sopraccitati, ma anche per il passaggio in digitale dei tanti archivi fotografici ai quali Internazionale e tutte le altre testate erano solite rivolgersi. Fu una svolta importante, ha ribadito Giovanni De Mauro, che comportò notevoli cambiamenti e in poco tempo aprì la strada anche ai fotografici freelance, che cominciarono a promuovere i loro scatti da soli, tramite un sito internet e il loro stesso numero telefonico (o indirizzo mail).

Nonostante il grande progresso tecnologico continui tuttora in maniera imperterrita, Giovanni De Mauro continua a credere nel valore della carta stampata. A dimostrarlo vi sono innanzitutto i fatti: gli abbonati di Internazionale sono infatti per la maggior parte “cartacei” e solo il 18% preferisce fidelizzarsi alla versione digitale.

<<La rete non è il “luogo dell’approfondimento”. Basti pensare che il 75% dei ricavi del New York Times proviene dalla carta e i suoi lettori sono più giovani della sua controparte digitale. Anche le vendite dei libri sono in aumento, mentre quelle degli ebook ristagnano. Dobbiamo pensare che i giovani di oggi guardino alle meraviglie della tecnologia come qualcosa di scontato, come l’acqua che esce da un rubinetto aperto. “Wow ” è un’espressione che invece possono utilizzare davanti a un qualcosa di stampato, o magari mentre osservano un vinile. Io punterei su un nuovo quotidiano cartaceo>>.

Queste sue parole risultano solo apparentemente controtendenza, proprio per questo Giovanni De Mauro  le proferisce con tranquillità, grazie soprattutto alla sua esperienza giornalistica. Come lui stesso ha ribadito, sono stati per primi i giornali a darsi da soli la proverbiale “mazza sui piedi”, presentando al mondo una crisi del settore, addirittura esaltandola. La qualità è infatti ancora qualcosa di molto apprezzato secondo il Direttore di Internazionale, ma è compito dei giornalisti e di chi scrive in generale ricordarsi di non trattare il lettore come un bambino, rendendo sempre più striminziti e didascalici gli articoli e contribuendo attivamente a diminuire la soglia di attenzione generale. È singolare pensare che proprio nei giovani sia tornato l’interesse per la carta, per il “materiale”: lo prova la nascita del giornalino scolastico Scomodo a opera di un gruppo di liceali romani. Un mensile cartaceo, che De Mauro cita suscitando anche un piacevole senso di nostalgia e rispetto per il “vintage”.