Limix: la startup che da voce a chi non ce l’ha

Limix è una startup totalmente Made in Italy, fondata nel 2015, con un preciso obiettivo in mente: utilizzare le moderne tecnologie per migliorare la vita delle persone affette da disabilità. Il progetto di punta di questa piccola impresa è Talking Hands, un guanto high tech in grado di convertire in suoni il linguaggio dei segni.

Il dipartimento di ingegneria industriale dell’Università degli studi della Tuscia non si è fatto sfuggire l’occasione di invitare il CEO e socio fondatore di Limix Dario Corona per presentare il progetto ai futuri ingegneri della nostra università. La presentazione si è svolta venerdì 11 maggio presso l’aula I2 del complesso di ingegneria, completamente in lingua inglese e coordinata dalla professoressa Sonia Maria Melchiorre, con la partecipazione del tutor Gabriele Loreti.

Il giovane dottorando dell’Università degli studi di Camerino ha brevemente raccontato la nascita della sua startup, di come utilizzi la ricerca e le competenze coltivate in ambito universitario per realizzare innovativi progetti a sostegno delle persone con disabilità e com’è attualmente strutturato il mercato di queste aziende temporanee, desiderose di diventare qualcosa di più.

Ha poi iniziato a spiegare il progetto di punta della sua azienda, Talking Hands, un guanto capace di tradurre la lingua dei segni (LIS) in voce, dando così a 100 mila in Italia e circa 70 milioni di persone sorde nel mondo la possibilità di comunicare anche con persone che non conoscono la lingua dei segni.

Il guanto registra i movimenti delle mani durante l’utilizzo della lingua dei segni, li traduce in dati e li trasferisce a un’applicazione su smartphone che li elabora e li trasforma in un output vocale. L’utente può anche personalizzare la propria esperienza registrando dei movimenti personalizzati e il relativo significato vocale. In questo modo Talking Hands si adatta alle numerose lingue dei segni esistenti in tutto il mondo (SLI, ASL, BSL, CSL…).

Talking Hands è quindi un progetto dal forte impatto sociale, in grado di migliorare la vita di tutte le persone sorde e di tutte quelle con cui interagiscono quotidianamente. Non a caso il progetto sta riscuotendo buoni successi: vincitore della Start Cup delle Marche, primo premio al Roma Maker Faire ed ora é tra i finalisti del concorso Chivas Venture, dove si misurerà con altre 26 idee innovative provenienti da tutto il mondo per ottenere il gradino più alto del podio.

Per concludere, mi sento in vena di dire che Limix con il suo progetto sarà sicuramente una delle startup italiane protagoniste di un futuro sempre più influenzato dalla tecnologia per migliorare le nostre esperienze di vita quotidiana.